Amore e paura

Ci sono paure che in amore non sono ammesse.
La paura di perderti, ad esempio.
E sai perché non deve esistere questa reale fobia? Perché lei pian piano crescerà così tanto da far si che prima o poi si avveri. Manifestandosi con conseguenze catastrofiche.

E io ti ho amato così tanto e perdutamente da non rendermi conto che più ti amavo, più cresceva in me la paura di non poterti più abbracciare.

Amore e Paura.
Due armi letali.
Due sentimenti così pericolosi che mi terrorizza persino parlarne.

Ma hanno vinto loro, perché è di loro che sto parlando, non di te, non di noi, non di quello che eravamo e che non saremo.

 

 

Aspetto

E me ne sto li. Ad attenderti.
Immobile e impietrita.
Sull’orlo dei miei limiti.
Sulla punta della montagna dei miei ricordi.
Protesa verso te.
Sto. E aspetto.
Nel silenzio che solo la tua voce può spezzare.
Nel buio che solo i tuoi occhi possono rompere.
Nel vuoto che solo tu riesci a colmare.
E ti amo. E mi amo.
Nella mia solitudine.
Nella mia libertà.
E sorrido.
Proprio in quell’istante in cui tu affiori nei miei pensieri.
Nel mentre che aspetto. Te.

Arriva, prima o poi

E poi ci arrivi.
Si, arrivi al punto in cui non sopporti più niente.
Neanche te stessa.E ti disperi.
E ti abbatti.
E quasi ti arrendi alla vita.

L’unica cosa che riesci a fare è piangere. A dirotto.
Piangi forse inutilmente.
Piangi per morire del tutto.
Piangi per liberarti di ogni peso.
Piangi per sputare i pensieri.
Chissà, magari poi rinascerai diversa, più forte.

Li per li però sei solo una misera reincarnazione del vuoto.
Stai così male che ti tremano le mani.
Stai così male che ti gira la testa.
Stai così male che ti viene da vomitare.
Stai così male che sei quasi stordita.

Arriva prima o poi. Il dolore.
Arriva la disperazione. Il mal di pancia. Il non sentirsi adatti.
Il sentirsi sbagliati.
Arriva a tutti prima o poi il sentirsi in colpa per tutto e tutti.
E non puoi fare niente. Solo morire.

Tu

Vorrei che tu sapessi cosa immagino.
Vorrei non fosse così dura.
Vorrei non avere sempre l’ansia da felicità.
Vorrei correre da te.
Vorrei scappare con te.
Vorrei che tu sapessi cosa penso.
Vorrei perdermi nei tuoi occhi.
Vorrei che tu mi calmassi.
Vorrei ridere con te a crepapelle e un attimo dopo piangere sulla tua spalla.
Vorrei che tu sapessi cosa sogno. Ogni notte.
Vorrei abbracciarti e basta.
Vorrei che tu mi cullassi dolcemente.
Vorrei semplicemente che tu fossi qui. Ora.

Ferite

Ci sono ferite e ferite.

Quelle che passano in fretta. Quelle che non ti spieghi. Quelle che portano rancore. Quelle che provochi agli altri. Quelle che provochi a te stesso. Quelle fisiche. Quelle psicologiche. Quelle che volete.

Ma c’è una ferita in particolare che mi turba. Quella che non sono in grado di accettare e che ancora sento nella memoria come una piaga. Una ferita scaturita dell’amicizia.

Ho impiegato molto tempo per capire che l’errore stava solo ed esclusivamente nella mia povera ingenuità.

Io credevo fosse amicizia perché ero io per prima che agivo con massima devozione e sincerità, ma la reciprocità non è sempre automatica e quando te ne accorgi, non te ne capaciti. Ti crolla un mondo, quel mondo in cui identifichi l’amico come quel gioiello raro che ti fa sorridere e ti incoraggia. Come colui che è sempre pronto ad ascoltarti quando ne hai bisogno che ti sostiene, ti fa sorridere e ti apre il suo cuore.

L’amico è la prima persona a cui si pensa quando si è in crisi, o felici o quando si ha bisogno di un consiglio sincero.