Tu

Vorrei che tu sapessi cosa immagino.
Vorrei non fosse così dura.
Vorrei non avere sempre l’ansia da felicità.
Vorrei correre da te.
Vorrei scappare con te.
Vorrei che tu sapessi cosa penso.
Vorrei perdermi nei tuoi occhi.
Vorrei che tu mi calmassi.
Vorrei ridere con te a crepapelle e un attimo dopo piangere sulla tua spalla.
Vorrei che tu sapessi cosa sogno. Ogni notte.
Vorrei abbracciarti e basta.
Vorrei che tu mi cullassi dolcemente.
Vorrei semplicemente che tu fossi qui. Ora.

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Ferite

Ci sono ferite e ferite.

Quelle che passano in fretta. Quelle che non ti spieghi. Quelle che portano rancore. Quelle che provochi agli altri. Quelle che provochi a te stesso. Quelle fisiche. Quelle psicologiche. Quelle che volete.

Ma c’è una ferita in particolare che mi turba. Quella che non sono in grado di accettare e che ancora sento nella memoria come una piaga. Una ferita scaturita dell’amicizia.

Ho impiegato molto tempo per capire che l’errore stava solo ed esclusivamente nella mia povera ingenuità.

Io credevo fosse amicizia perché ero io per prima che agivo con massima devozione e sincerità, ma la reciprocità non è sempre automatica e quando te ne accorgi, non te ne capaciti. Ti crolla un mondo, quel mondo in cui identifichi l’amico come quel gioiello raro che ti fa sorridere e ti incoraggia. Come colui che è sempre pronto ad ascoltarti quando ne hai bisogno che ti sostiene, ti fa sorridere e ti apre il suo cuore.

L’amico è la prima persona a cui si pensa quando si è in crisi, o felici o quando si ha bisogno di un consiglio sincero.