Non bastarsi

Ci sono quelle volte in cui non ti basti.
Se non ti basti non sai nemmeno come integrarti nel mezzo della realtà in cui vivi.
Soffri. Per tutto. E non ne esci.

Arrivi spesso anche al punto di pensare che saresti quasi felice di morire solo per vedere quante persone piangerebbero la tua morte, la tua assenza, la tua scomparsa.

Sei così sola in quei momenti che nulla al mondo può aiutarti ad essere positiva. Nulla e nessuno possono consolarti o farti ridere.
Hai solo bisogno di startene nel tuo mondo. Da sola.

R.I.P.

Doveroso, in questa giornata di agosto, ringraziarti per avermi accompagnata fianco a fianco in questa vita.

Mi hai cresciuta; John Keating mi ha cresciuta, con il suo ‘cogli l’attimo’; Mrs. Doubtfire mi ha cresciuta, con il suo incondizionato amore verso i figli e la famiglia; Hunter “Patch” Adams mi ha cresciuta, con la risoterapia, insegnandomi che la buona salute è semplicemente una questione di risate; Andrew Martin mi ha cresciuta, con i suoi 200 anni e la sua estrema dedizione alla volontà di essere un umano a tutti gli effetti perchè la voglia di scoprire l’Amore e il Dolore era più forte del potere dell’immortalità; Robin Williams mi ha cresciuta.

Il tuo carisma, il tuo sorriso, il tuo essere.

Grazie, per avermi fatta piangere e ridere. Niente di più, solo grazie.

E ora, riposa in pace mio caro educatore.
A.
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Gli spaghetti

Ti svegli.
Svogliata come sempre.

Ad affrontare come ogni giorno quella tua lotta personale che, speri, un giorno, ti possa portare ad essere una donna realizzata e affermata lavorativamente e psicologicamente parlando.

In realtà non sei altro che una giovane diplomata, con ormai già 5 anni di esperienza lavorativa.
D’altronde tu hai iniziato a lavorare da subito. Diploma e via. Rinchiusa in un ufficio davanti ad un misero PC e ti senti un po’ come gli spaghetti.

Hai presente gli spaghetti? Ti senti sciupata, viscida, bagnaticcia, sugosa, magretta, scarna, inconsistente e difficile da prendere. Perché, ammettiamolo, sei esaurita.

I primi anni eri arzilla, avevi voglia di fare, producevi molto, lavoravi al 100%, ti sentivi un super tortiglione, non uno spaghetto come adesso.

E non capisci il perché. O meglio forse lo sai.
Il tuo capo è uno stress, ti rimprovera per qualsiasi cosa, ti umilia davanti ai colleghi, ti usa come capro espiatorio e ti paga una miseria, tanto che non puoi nemmeno definire stipendio quello che porti a casa.

E vai avanti, sognando. Sperando.

Aspettando il…….boh. Non lo sai. Aspetti che ti piova addosso l’opportunità della tua vita. E aspettare è controproducente. Sai perfettamente che non ti aiuterà a migliorare la situazione che stai vivendo.

Ma. Stai li inerte lo stesso, perché il tuo misero salario e la tua autostima finita oltre quello che generalmente definiamo ‘sotto terra’ non ti permettono di rischiare a cercare di dare un significato alla parola Vita.

Ma per oggi basta, smettila di piangerti addosso.
Vattene a casa dai, che tuo figlio è li ad aspettarti a braccia aperte.

Perché?

E: Hola, non ti ho più risposto per boh… Il nervoso forse? Il fatto che sono giorni duri? Non so. Ma mi continuo a chiedere che faccia tosta hai. Ti giuro che se solo sapessi dirmi dove ho sbagliato poi magari mi metterei l’anima in pace.
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Forse non lo sai, ma io sto male, sono in quel momento in cui mi manchi tanto, troppo.
In quel momento in cui la solitudine e la presa di coscienza e la certezza di essere sola mi stanno dando alla testa.
E tu mi offri una birra giusto perchè lei non c’è a casa.
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Uno scarto sono diventata? Da riciclare? Perché non lo capisco proprio.
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S: Lo sapevo che avresti pensato questo. In realtà l’unica cosa che hai sbagliato e che continui a sbagliare è quella di pensare che tu sia diventata uno scarto.
Inutile che ti scriva per l’ennesima volta che è un momentaccio anche per me.
A quanto pare non mi credi.
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Ti prego di dimenticare quell’invito che ti ho fatto l’ultima volta. Domani quando torna lei, guardiamo che serate abbiamo libere e allora ti rifarò l’invito.
Così verrai quando ci siamo tutti e due, magari capisci che tu sei davvero importante per me, che tu sei davvero quella migliore amica che non pensavo esistesse.
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E: No, non è quello. Io so perfettamente che sei indaffaratissimo e che non hai tempo, e se penso di essere uno scarto è perchè è quello che mi stai facendo pensare tu.
O almeno è quello che mi fai sentire di essere. Una ruota di scorta una persona non indispensabile.

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Io ho sbagliato evidentemente, contavo su di te. Troppo, ma è stato un errore mio.
Non avendo amiche o altri amici su cui contare tu eri l’unico che mi dedicava del tempo, delle attenzioni. Mi hai sempre sopportata, ascoltata e fatta sorridere.
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S: Il fatto è che io voglio ancora essere quello che mi hai appena scritto, ma non mi credi.
E ti ripeto, tu non sei una ruota di scorta. Perdonami se faccio apparire questo.
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E:
Non è che non ti credo, ma non lo dimostri e ormai è da un bel po’ che non sei quello che eri. Che non siamo quegli amici che sono sempre stati.
Avrei potuto pure provare ad esserti d’aiuto in questo momento così importante e stressante allo stesso tempo per te, ma non me ne hai dato la possibilità.
Mettendomi per l’appunto….da parte.
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Scusami in ogni caso. Non vorrei essere come sono. Perdonami.
E buon ultimo mese da fidanzato. Un abbraccio. E grazie per tutto quello che mi hai dato in questi ultimi anni. Grazie. Davvero.
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S: Non capisco se è ironica sta cosa o no.
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E: No sono seria. Sto troppo male per ragionare con lucidità.
Quindi scusami.
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S: Ok, ma non ti devi scusare di niente. Io sono qui.

 

Bastarsi

Oggi, basta, molli tutto e parti.
Hai bisogno di dedicare del tempo a te stessa. Hai bisogno di bastarti, devi imparare a farlo.
Auto e via. 48 km ti separano dalla meta.

Un posto da sogno. Un luogo dai bellissimi ricordi.
E’ li dove hai concepito tuo figlio, la tua vita.
E’ li dove hai conosciuto suo padre. Per caso. Nel nulla.
E’ li dove i tuoi nonni ti portavano da piccola per farti ‘cambiare aria’.
E’ li dove hai festeggiato il tuo 18esimo compleanno.
E’ li dove passavi le serate a guardare le stelle sul petto del tuo migliore amico.
E’ li dove hai bevuto la tua prima birra.
E’ li e solo li dove tu, ti senti te stessa.

L’aria è lieve, fresca, ti accarezza, ti coccola, ti passa fra i capelli, ti penetra nei polmoni, ti invade, anima e corpo.
Il suono dell’acqua ti rilassa, ti manda in estasi; quel laghetto è magico, ti ha donato tanto, ti ha insegnato a nuotare, ti ha insegnato a sopravvivere, ti ha cullata e addormentata, su quel materassino che ancora adesso conservi gelosamente.
Le montagne ti circondano, ti proteggono, ti abbracciano, ti fanno sentire la sola e unica persona della quale si stanno prendendo cura.
Il sole ti riscalda il cuore, il corpo, l’anima e la mente. E tu li, sei libera.

Libera davvero, con quella sensazione di pienezza e beatitudine. Sei tu. Semplicemente tu. E ti basti.