A te, Vita

Stavo morendo, mi stava uccidendo. La Vita.

Lei che un tempo, con la sua maestria, non solo mi confondeva e mi uccideva, ma anche mi teneva in vita, mi confortava, mi aiutava, mi dava speranza.

Lei che si era presa cura di me giorno dopo giorno, accompagnandomi in questo duro cammino.

Lei che credeva in me, che mi spronava, che mi apprezzava.

Lei che col suo tocco impercettibile mi faceva sempre capire di essere con me.

Lei che respirava insieme a me.

Lei che, un giorno, improvvisamente, smise di fare tutto ciò.

E io traballavo, barcollavo, arrancavo, soffocavo.

Io che avevo perso la speranza, mi arrabbiavo col mondo. Con l’ingiustizia.

Io che ero vuota. Dentro.

Io che non mi sentivo più bene, all’altezza.

Io che ero sempre fuori luogo.

Io che ero morta. Per colpa sua.

Io che in quel giorno in cui avrei detto di tirare l’ultimo respiro, l’ho rivista.

Lei era tornata, senza pensarci, regalandomi un figlio.

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